NOTE

Alessandria d'Egitto, 6 giugno 2010. Khaled Said viene picchiato e torturato a morte da due poliziotti. È il casus belli della rivoluzione egiziana. I riflettori di tutto il mondo vengono puntati su Piazza Tahrir, Il Cairo. Ad Alessandria la mancanza di un luogo di assembramento rende le rivolte più eteree e dispersive. Momenti estremamente violenti si alternano a lunghe pause relativamente tranquille. 

Nell'evolversi di questi eventi, gli autori vivono in prima persona l'esperienza della rivoluzione. Con un microfono multidirezionale ed una macchina fotografica con funzionalità di ripresa video raccolgono suoni e immagini. Gli scontri più violenti vengono registrati con mezzi di fortuna (telefonini, flipcam), mentre altre riprese vengono realizzate da amici e conoscenti. Nel lavoro confluiscono anche foto e suoni di una collezione personale che copre un periodo più lungo di studio delle realtà del paese. 

Inizialmente la componente sonora di questo lavoro sul campo viene utilizzata per un'istallazione sonora multi-speaker, realizzata in occasione di una residenza artistica nel PVA Medialab di Bridport (UK) da parte di uno degli autori. Successivamente il materiale viene riunito nella forma di una performance multimediale, presentata al pubblico nell'aprile del 2011 ad Alessandria, presso il teatro dell'Institut Français d’Egypte, in collaborazione con il Goethe Institute di Alessandria (entrambi sponsor dell'evento). 

Nel cortometraggio rimane ampia traccia di questi due concept performativi precedenti, e ne deriva una assoluta centralità dell'audio. In questa rielaborazione dei confini tra documentario sonoro e videoarte, si cerca un'estetica non tradizionale, attingendo anche ad esperienze ed emozioni direttamente vissute dagli autori. Il breve testo presente nella narrazione rievoca un’esperienza personale dell’autrice, bloccata durante un coprifuoco in un rifugio improvvisato in una scuola di danza nel quartiere di Al Attarine (centro storico di Alessandria).


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